Sono entrati a far parte del dizionario dell’economia internazionale, anche i Fondi Comuni. Anch’essi, infatti, sono strumenti finanziari, la cui caratteristica è quella di poter inglobare, al loro interno, il denaro di risparmiatori, i quali affidano lo stesso ad agenzie di risparmi.

Queste ultime, denominate anche come SGR (Società Gestione Risparmio), dispongono di una propria personalità giuridica, e di un capitale autonomo, il quale va distinto da quello che è la cifra totale accumulata attraverso i consumatori.

Regolati mediante la la Legge n° 77 del 1983, i Fondi Comuni vengono sottoscritti in valori mobiliari, i quali costituiscono il patrimonio totale e indiviso. Dello stesso, ogni risparmiatore detiene una quota precisa.

La caratteristica di questa modalità d’investimento, arriva dall’assoluta parità della situazione di coloro che investono: si partecipa ugualmente a utili, perdite. Naturalmente, in cifre, tutto rimane proporzionato a quel che si è investito e, di conseguenza, alle quote detenute.

Ma chi è a gestire questi Fondi Comuni? Si tratta, naturalmente, di esperti del settore economico – finanziario (Trader professionisti), in grado, quindi, di accompagnare al meglio i consumatori in operazioni di sottoscrizione, che possano presentare un corretto rapporto tra rischi e rendimento.

Coloro i quali si occupano, quindi, di promozione e gestione dei Fondi Comuni, è un collaboratore delle Società di Gestione Risparmio, le quali - dicevamo – rappresentano società autonome sia dal punto di vista giuridico che economico, disponendo di un loro capitale sociale.

Esse hanno, pertanto, il compito principale di investire il denaro dei risparmiatori, scegliendo aree geografiche e titoli su cui investire, captando, come un qualsiasi Trader professionista, i momenti giusti per ogni tipo di operazione d’acquisto e vendita da svolgere.

In chiusura di articolo, è bene sottolineare come siano molteplici le categorie di suddivisione dei Fondi Comuni. Ne analizziamo, di seguito, le principali:

[da Wikipedia]

  • Fondi a distribuzione dei proventi, in cui le eventuali plusvalenze realizzate in un arco temporale predefinito possono essere accreditate – in parte o interamente – sul conto corrente del risparmiatore sotto forma di “cedola” semestrale o annuale;
  • Fondi ad accumulazione dei proventi, in cui i guadagni rimangono all’interno del fondo e il sottoscrittore li realizza (cioè li trasforma in denaro contante) al momento della vendita delle quote.
  • Fondi chiusi: prevedono il rimborso (da parte della SGR che lo ha istituito) delle quote sottoscritte solo in periodi determinati. Sono caratterizzati da un numero di quote predeterminato ed invariabile nel tempo. L’ammontare minimo di ogni singola quota è in genere elevato, in quanto si tratta di investimenti con un livello di rischio spesso elevato;
  • Fondi aperti: sono caratterizzati dalla variabilità del patrimonio (che può quindi di giorno in giorno aumentare o diminuire in funzione delle nuove sottoscrizioni o delle domande di rimborso delle quote in circolazione) e rappresentano la forma più diffusa di fondo.

di Matteo Aldamonte


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