Tutti voi, operatori del trading, siete a conoscenza dell’esistenza di numerose tecniche per muoversi sul mercato, studiare i trend, investire le proprie risorse economiche, gestire guadagni e perdite.

Le tecniche, è vero, sono molte, ma al tempo stesso è importante poterne avere una visione abbastanza completa, per poter applicare quella che il ‘momento’ richiede. Oggi ci occupiamo di un metodo molto particolare, a partire dal suo stesso nome: 1 – 2 – 3.

La denominazione fa riferimento alle fasi del trend sulle quali andiamo ad operare. Che si tratti di un andamento al rialzo o al ribasso, è chiaro come facciano parte del gioco eventuali movimenti per così dire contrari: in un trend rialzista è normale registrare dei ribassi (valli), e viceversa (picchi).

1 – 2 – 3 al rialzo
Prendiamo in analisi tre fasi del Trend, tre suoi movimenti. Il metodo 1-2-3 considera il punto-1 basso, quello 2 come alto, ed infine il punto-3 nuovamente basso, ma comunque meno del primo.

1 – 2 – 3 al ribasso
Il meccanismo è il medesimo, con le parti invertite: il punto-1 è alto, il punto-2 è basso, mentre torniamo in alto con il punto-3, rimanendo comunque su valori minori rispetto al primo.

Chiarito la base di partenza dell’1-2-3, passiamo a vedere come esso possa aiutare il Trader nella determinazione dei momenti d’ingresso e di uscita dal mercato. Per individuarli, la parola-chiave è costituita dall’Analisi Tecnica e dagli indicatori che essa mette a disposizione.

Uno dei più utilizzati, ed il più indicato per il metodo di cui ci stiamo occupando, è sicuramente il MACD. Fondato su tre medie mobili, esso viene applicato solitamente utilizzando tre standard riguardanti i periodi per il calcolo delle medie: essi sono 12 per quella più lenta, 26 per la più veloce, e 9 per la terza, la media mobile esponenziale.

Detto questo, come agire? Nel caso di un trand rialzista (uptrend), dobbiamo attendere che il MACD segnali un ‘buy’. A questo punto, considerando come al punto-3 il trend scenda, inseriamo l’ordine di acquisto un pip sopra il punto-2 (quello alto), ed impostiamo lo stop-loss un pip sotto il punto-3. Infine, non resta che misura la distanza tra il punto-2 ed il punto-3, ed impostare quest’ultima in qualità di “take-profit“.

Ovviamente, è facile intendere come il procedimento vada realizzato nello stesso modo, ma con ordini inversi, nel caso di un trend ribassista.

di Matteo Aldamonte


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