Tra le numerose tipologie di approccio all’universo finanziario, uno dei più versatili è senza dubbio quello del Trading in Opzioni, al quale il web dedica interi portali di approfondimento. L’opzione sui titoli rappresenta uno strumento derivato nelle mani del Trader, tramite il quale egli può impostare delle variabili sottostanti: vendere o acquistare una certa attività finanziaria ad un prezzo predeterminato (strike price) entro o in una certa data.

Il guadagno, che naturalmente deriva da una buona gestione dei titoli, si ottiene nella differenza tra acquisto e vendita: le opzioni rappresentano un vero e proprio contratto, al quale l’investitore si accosta in maniera differente, a seconda della situazione.

Quando egli è compratore, impone le sue scelte, le sue opzioni, al venditore. Quest’ultimo, quindi, in qualche modo le “subisce”. La situazione naturalmente si ribalta quando il Trader diviene venditore egli stesso, e deve adattarsi alle strategie di chi acquista.

Tali opzioni vanno riferimento ad un bene, il quale prende il nome di Sottostante. Ma perchè nasce il Trading in Opzioni? Fondamentalmente le opzioni sono nate come “garanzia” per proteggersi dalla fluttuazione del prezzo di un determinato bene.

Rappresentando un contratto vero e proprio, l’opzione implica un accordo tra due parti: una acquista il diritto d’opzione ad un dato prezzo, che deve rendere alla controparte, la quale, pertanto, incassa e si trova ad avere un obbligo di cessione.

In cosa, allora, si differenzia l’opzione da un qualsiasi altro contratto di compravendita? La scadenza. Già, perchè colui che acquisisce gode della possibilità di esercitare d’un dato diritto. Ma questo dovrà necessariamente avvenire entro una certa data, oltre la quale il diritto viene perduto.

E’ quasi scontato un concetto: potendo disporre di opzioni dalla scadenza più o meno lunga, è chiaro che maggiore sarà il lasso di tempo, e più alto sarà il costo del contratto. La variabile, quindi, è rappresentata a tutti gli effetti dal tempo, il quale ha un valore.

I contratti, lo ripetiamo, danno al Trader un diritto. D’acquisto o di vendita. Nel primo caso, la terminologia tecnica impone il nome di “Call“, mentre nella seconda possibilità la denominazione a cui si fa riferimento è “Put“.

L’esercizio del contratto d’opzione rappresenta, per la controparte, un obbligo: se l’investitore decide di esercitare il diritto d’acquisto, dall’altra parte v’è l’obbligo, appunto, di cedere. Viceversa nella casistica dell’acquisto.

In definitiva, c’è la possibilità di combinare differenti contratti d’acquisto, dalla varia natura, i quali permettono di “fronteggiare” tutti i movimenti del mercato: se ben gestiti, essi possono condurre ad un guadagno con il mercato in salita, in ribasso, ma anche con questo fermo.

di Matteo Aldamonte
[Immagine da PiazzaAffari.info]


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