Il nuovo momento di profonda difficoltà dell’economia europea, con la crisi della Grecia e le situazioni pericolanti di Spagna e Portogallo, hanno indotto l’Unione Europea a raggiungere un accordo circa l’attuazione di un maxi-piano da 750 miliardi di euro, atto a proteggere l’Euro dal momento di difficoltà.
Ma non basterebbe questo, secondo i vertici Ue, per proteggere il sistema economico da un possibile ritorno della crisi, la stessa che aveva colpito con violenza nel 2008, e dalla quale il Vecchio Continente cerca insistentemente di uscire.
A parlare in tal senso è Josè Manuel Barroso, il presidente della Commissione Europea, il quale ha parlato di credibilità dei vertici continentali agli occhi delle nazioni, e delle sanzioni necessarie per quei paesi che non saranno in grado di ottenere una stabilità economica.
Bene il Patto di Stabilità da 750 miliardi di euro, certo, ma “questo è un patto di consolidamento per il rafforzamento dell’economia europea, dobbiamo agire adesso e mostrare credibilità sulle riforme più fondamentali”, ha spiegato Barroso.
Ecco perchè, a detta del presidente della Commissione Europea, assoluta importanza rivestiranno, in questo periodo di ‘protezione’ della zona Euro, le sanzioni da applicare nei confronti di tutti quei paesi che sforeranno all’interno dei propri conti pubblici.
Sanzioni necessarie, secondo Barroso, soprattutto per rafforzare la disciplina di Bilancio all’interno della cultura economica del Vecchio Continente.
“Deve essere chiaro - ha detto il presidente – che senza sanzioni non saremo abbastanza credibili. Questo comprende anche la possibilità di imporre depositi fruttiferi per gli Stati membri che non fanno sufficienti progressi verso gli obiettivi a medio termine nei tempi giusti”.
Importante sarà mantenere quella che è l’unità europea, base fondamentale per l’unità monetaria. “Se i governi non vogliono l’unione economica - ha affermato in conclusione Barroso – tanto vale dimenticarsi dell’unione monetaria e rinunciarvi”.
In conclusione, degna di nota è la posizione di Olli Rehn, il Commissario agli Affari economici e monetari. Egli ha posto l’attenzione non solo sul deficit dei conti pubblici, bensì anche sul debito pubblico, spiegando che “se un Paese ha un debito del cento per cento sul Pil o anche più è fondamentale non solo che il deficit si trovi sotto il 3 per cento, ma anche che si trovi in una percentuale tale da permettere di sperare in una sufficiente discesa del debito”.
di Matteo Aldamonte
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